• 22/09/2020
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Gianluca Vialli dopo il tumore
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Gianluca Vialli ha sconfitto un tumore al pancreas dopo diciassette mesi di chemioterapia. L’ultima a dicembre, ma ancora oggi è fortissima la paura che il cancro possa ritornare. “Ogni volta che mi sveglio o che vado a letto con un po’ di mal di pancia o mal di testa o con qualche linea di febbre, penso subito che è tornato – ha detto al Times l’ex campione della Sampdoria, oggi 55enne – Credo ci vorrà tanto tempo prima che riesca a sbarazzarmi di questa sensazione, perché sei fragile e non lo puoi sapere fino a quando non passano alcuni anni senza avere problemi”. Timori comprensibili, anche perché Vialli ha già avuto una ricaduta: “Sfortunatamente queste cose hanno la tendenza a tornare, al momento però sto bene e spero continui a essere così finché morirò di vecchiaia. La malattia è un viaggio, un percorso di introspezione, un’esperienza di cui avrei fatto volentieri a meno, però è successo e allora cerco di metterla a frutto”.

Ad aiutarlo in questa dura battaglia la moglie e le due figlie adolescenti. “Mi hanno aiutato a trovare il lato divertente delle cose, come quando mi hanno disegnato le sopracciglia o aiutato a truccarmi per nascondere la perdita di barba, peli, capelli – ha confessato Vialli a un altro quotidiano inglese, il Guardian – C’erano dei giorni però in cui mi rinchiudevo in bagno per non farmi vedere piangere. Ti senti come se stessi deludendo qualcuno, come i tuoi genitori, perché non vuoi che ti vedano mentre soffri. Piangevo perché avevo paura dell’ignoto, ma dopo ho cominciato a vedere le cose diversamente. Adesso mostro le mie paure con orgoglio, sono il simbolo di quello che ho passato. Quando voglio piangere, piango, senza vergogna, non trattengo niente dentro. Mi lascio andare e poi mi sento meglio”.

L’attuale team manager della Nazionale ha parlato anche di coronavirus e della possibilità di tornare a giocare: “Quando stai attraversando una situazione difficile come questa, alcuni psicologi affermano che dovremmo fare cose che ci danno piacere senza sentirci in colpa, quindi il calcio può essere uno strumento per dare alle persone un po’ di sollievo. Anche se posso immaginare cosa provano i calciatori e non saprei cosa dirgli, se fossi ancora un giocatore probabilmente avrei difficoltà a concentrarmi sul calcio perché c’è ancora gente che muore”.

Vialli ha fatto la sua quarantena a Londra, dove vive da quando ha chiuso al Chelsea la sua carriera. Alla BBC ha ricordato con affetto lo scudetto conquistato con la Sampdoria nel maggio 1991. “In termini di gioia, il successo al quale sono più affezionato. Dal 1984 al 1992 con la maglia blucerchiata ho vinto Scudetto, Coppa delle Coppe, Supercoppa d’Italia e tre edizioni della Coppa Italia, disputando inoltre altre tre finali europee (Coppa dei Campioni, Coppa delle Coppe e Supercoppa Europea). Un’impresa che assomiglia un po’ alla storia di Davide e Golia. Un piccolo club di una piccola città, se paragonata a metropoli come Milano o Roma, che contro ogni pronostico è finito per sconvolgere lo status quo. Eravamo una squadra di amici, guidata da un visionario alla presidenza, Mantovani. Riuscire a vincere il titolo è stata una gioia indescrivibile”.

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