• 19/09/2020
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Jannik Sinner
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Chi come me è innamorato del tennis, fino a una manciata di anni fa ha sofferto non poco nel vedere i giocatori italiani sguazzare quasi sempre nella mediocrità. A consolarci Flavia Pennetta e Francesca Schiavone. Tennisti promettenti che hanno vinto tornei juniores dello Slam ci sono stati, ma poi hanno fallito il salto tra i grandi.

 Il ritornello era sempre lo stesso: tifosi e media mettono ai nuovi troppa pressione perché in Italia un grande campione manca dai tempi di Panatta. Era inutile ribattere che a dispetto delle pressioni, le promesse Federer e Nadal, o Murray e Cilic, sono arrivate ugualmente in alto.

 Il tennis è soprattutto uno sport mentale, dove tante volte basta un 15 per ribaltare un match. Lo dimostra Berrettini, su cui ho scommesso da subito perché oltre al talento ha acquisito in fretta una forza mentale che lo porterà probabilmente già quest’anno alle ATP Finals di Londra. Lo dimostra ancora di più, sfatando un tabù che in realtà era solo un alibi, il diciottenne Jannick Sinner. Già un anno fa, dopo i primi buoni risultati, dichiarava: “L’attenzione della gente è un fatto positivo. Mette pressione, ma se si vuole arrivare in alto ci sono aspetti coi quali bisogna imparare a convivere”.

Sono passati 12 mesi e Sinner, che dice di voler diventare numero 1 al mondo, occupa già la posizione 93. Dimostrando a tutti che il talento non basta, ma bisogna lavorare sul carattere e la determinazione per arrivare ad alti livelli.

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