• 22/09/2020
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mostre d'arte in italia
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Il settore delle mostre d’arte è uno dei più colpiti dalla chiusura obbligata delle attività per la pandemia. Vive soltanto sugli incassi delle biglietterie (bloccate da metà febbraio), e i costi delle mostre si sostengono al 95% prima dell’apertura, mentre i ricavi sono tutti successivi. Quindi con la chiusura le imprese si sono trovate con costi di qualche milione di euro e zero incassi. Ora è prevista una riapertura il 18 maggio, che però secondo molti operatori del settore non è tecnicamente sostenibile.

Secondo la presidente del Gruppo Arthemisia, Iole Siena, non c’è stata ancora una risposta concreta su eventuali sostegni per le imprese della cultura: con le grosse perdite subite, non è possibile correre ulteriori rischi. Inoltre, il periodo maggio-settembre è quello con le minori affluenze di pubblico alle mostre: in tempi “normali” aprire una mostra a maggio equivale a una perdita certa (la stagione primaverile delle mostre va da febbraio a giugno) e in questo momento, con i contagi e la paura ancora diffusi, significherebbe aprire per poche persone al giorno.

Importante anche considerare che il pubblico delle mostre è composto per il 10% dal pubblico scolastico, per il 40% dal pubblico dei gruppi, per il 15% dal pubblico di turisti e per il 15% dal pubblico over 65 anni, tutte categorie escluse in questa fase 2. Rimane un 20% del cosiddetto “pubblico singolo” che, se anche volesse andare alle mostre, non consentirebbe in alcun modo di coprire le spese. Infine, con le necessarie misure di sicurezza, potrà entrare una persona ogni 5 minuti, quindi al massimo 120 persone al giorno, con un incasso medio di circa 1.200 euro.  Il costo giornaliero medio di una mostra, considerando il personale di vigilanza e di biglietteria, assicurazioni, affitti e pulizie, si aggira intorno ai 6.000 euro.

Secondo Iole Siena, le misure di sicurezza da adottare (prenotazioni obbligatorie per i visitatori, percorsi obbligati all’interno delle sale, audioguide da rifare, sanificazione frequente, dispositivi per l’igiene del pubblico, impianti per il ricambio salubre dell’aria), richiedono tempo (almeno 4 mesi di lavoro) e ulteriori investimenti. Si sarà pronti non prima di settembre e il tempo giusto per riaprire è ottobre 2020, dunque con cinque mesi di lavoro preparatorio, considerando anche il tempo per testare le nuove misure di sicurezza.

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