• 28/09/2020
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Liverpool vs Atletico Madrid
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Quando l’Italia era già in lockdown, noi italiani non riuscivamo a comprendere perché il resto d’Europa si ostinasse a ignorare i pericoli del coronavirus. In Francia gli elettori si recavano, pur con le dovute precauzioni, a votare, mentre in altri paesi si riempivano tranquillamente gli stadi, considerando con malcelato fastidio l’eventualità di giocare a porte chiuse.

Come nel caso, l’11 marzo, della sfida di Champions League Liverpool-Atletico Madrid, valida per gli ottavi di finale. Secondo uno studio di Edge Health, gruppo di ricerca che elabora dati per conto del servizio sanitario britannico, la gara disputata ad Anfield sarebbe all’origine di 41 morti registrate in Inghilterra nei 25-35 giorni successivi. Dati resi noti dal Sunday Times in un’inchiesta sui ritardi del governo britannico nella gestione dell’emergenza Covid 19. La partita, come non era difficile immaginare, è stata un’autentica bomba virologica: allo stadio erano presenti 52 mila spettatori, tremila provenienti da Madrid.

Un match finito sul banco degli imputati come quello di S. Siro tra Atalanta e Valencia, giocato però il 19 febbraio, quando il virus, in Italia e in Europa, non aveva ancora manifestato la sua terribile letalità. Incredibile ripetere lo stesso errore dopo quasi un mese di distanza tra i due match, e migliaia di morti e contagiati nel mezzo. Peraltro, in Gran Bretagna, questa scelta folle si è ripetuta anche nei giorni immediatamente successivi, consentendo il regolare svolgimento di altri importanti tornei sportivi britannici, come Scozia-Francia del Sei Nazioni di rugby, e una manifestazione ippica tenutasi a Cheltenham, alla quale hanno assistito 60 mila persone.

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