• 22/09/2020
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Design maschile
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E se ci dicessero che l’edilizia è un «mestiere da uomo» solo perché mattoni e sacchi di cemento sono troppo grossi, pensati cioè per braccia maschili, ma altrimenti potremmo farlo? Chi pensa alle donne progettando auto, telefoni e, sì, mattoni? Gli oggetti sono in genere disegnati per un utente standard: si chiama «Reference Man», «Uomo Standard», ha pure una voce Wikipedia e come il nome suggerisce è maschio, 25-30 anni, 1,77, 70 chili. I sedili delle auto, le cinture, gli airbag sono a sua misura: così in un incidente le donne, in genere più esili, hanno il 47% in più di possibilità di lesioni gravi, e del 17% in più di morire. Al «gender bias» nel design è dedicato un saggio (Invisible Women, della giornalista Caroline Criado Perez) che mostra che la questione non è di principio.

Passino i prodotti della Silicon Valley — gli smartphone, troppo grandi per le mani femminili, i visori per la realtà virtuale che ci danno la nausea il 90% più spesso perché abbiamo le pupille più vicine, i riconoscimenti vocali settati su toni bassi — ma allarma che 700 poliziotte inglesi, negli ultimi anni, denuncino che in servizio debbono togliersi i giubbotti antiproiettile, progettati per chi non ha il seno. O che Amazon abbia dovuto cestinare un algoritmo per la selezione del personale che sfavoriva le donne. L’elenco è lunghissimo.

Le cause? Le solite. C’è un’abitudine a considerare il maschile il «grado zero» dell’umano, come nel linguaggio (l’argomento più invalso contro i femminili delle professioni è «suonano male») e nella medicina: dal 1994 si parla di medical gender bias, cioè di una tendenza (spesso mortale) a non considerare le specificità del corpo femminile. Ma soprattutto ci sono poche donne fra i designer, molto poche fra i finanziatori di venture capital, pochissime fra i programmatori (nel 2014 si protestò perché la neonata app «Salute» di Apple tracciava pure il cadmio nel sangue, ma non il ciclo mestruale). Siamo tante, però, fra i consumatori. Nel mondo decidiamo il 70-80% degli acquisti; fa 40 mila miliardi di dollari l’anno; possibile che non conti?

Irene Soave – Corriere della Sera

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