• 19/09/2020
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Ischgl con folla di turisti
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Le autorità tirolesi di Ischgl, famosa stazione invernale austriaca celebre anche per la sua movida (è considerata l’Ibiza della stagione bianca), sono sotto inchiesta a seguito delle denunce della VSV, associazione austriaca per la difesa dei consumatori, che ha iniziato una class action cui hanno già aderito migliaia di turisti infuriati. L’accusa è pesante: aver nascosto o sottovalutato la nascente epidemia in nome di una stagione sciistica da salvare. La VSV ha lanciato attraverso il suo portale un appello destinato a tutti i malati di Covid-19 che pensino di essere stati infettati nel Tirolo.

“Se vi trovavate nelle località sciistiche di Ischgl, Paznauntal, St. Anton, Sölden o Zillertal dal 5 marzo in poi, e poco dopo vi è stato diagnosticato il coronavirus, potreste reclamare i danni contro le autorità tirolesi e anche contro la Repubblica d’Austria, dal momento che siamo in grado di produrre l’evidenza di loro negligenze anche a livello penale. La pandemia è qualificabile come stato di causa maggiore – ha spiegato VSV – D’altra parte, lasciare i resort sciistici aperti, nonostante le autorità fossero consapevoli della minaccia di contaminazione di massa, è una situazione in cui i danni possono essere reclamati”.

Tutto è cominciato il 29 febbraio, quando ad alcuni turisti islandesi di ritorno da Ischgl viene diagnosticato il coronavirus. L’Islanda dichiara Ischgl e il Tirolo aree ad alto rischio e notizie di persone contagiate dal Covid-19, dopo essere state in vacanza a Ischgl, cominciano a rimbalzare in tutto il Nord-Europa, dalla Germania alla Danimarca. Le autorità tirolesi con incredibile cinismo negano tutto: la stagione sciistica evidentemente doveva continuare.

L’8 marzo le autorità sanitarie norvegesi, dopo aver sottoposto al test un gruppo di turisti in vacanza in Austria nella seconda metà di febbraio, annuncia che 491 dei 1198 infettati della Norvegia sono stati a sciare a Ischgl. Lo stesso giorno, di fronte al primo caso ufficiale di coronavirus nel borgo austriaco, un tedesco che lavorava come barman in una famosa baita della movida locale, arrivano le prime ammissioni delle autorità tirolesi, che lasciano però passare tre giorni prima di chiudere il locale. Tutto il resto del villaggio rimane aperto, dalle piste agli alberghi; niente cambia quando anche la Germania, il 13 marzo, dichiara il Tirolo zona a rischio, dopo che 200 persone che erano state in autobus a Ischgl erano risultate positive al test.

Per tutto il fine settimana, conclusosi domenica 15 marzo, alcuni impianti di Ischgl hanno continuato a funzionare; poi finalmente il paese è stato sigillato. Troppo tardi: oltre all’ alto numero di contagi tra gli abitanti di Ischgl, sono ufficialmente più di mille gli europei infettatisi direttamente nella valle alpina (la metà dei casi in Norvegia), ma di fatto è incalcolabile il numero dei contagiati da chi era stato lì a sciare, persone che a loro volta ne hanno infettato migliaia in tutta Europa. Durissimo il commento dell’autorevole quotidiano austriaco Der Standard, secondo il quale il governo tirolese ha voluto far cassa con la stagione turistica fino all’ ultimo: “L’avidità di denaro ha sconfitto la responsabilità per la salute delle persone e degli ospiti”.

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