• 22/09/2020
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boccadasse affollata
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Dovete stare a casa. Quattro parole, sedici lettere e, si direbbe, un concetto chiaro. Ma non per molti connazionali. Una volta di più, è scattato il riflesso anarcoide degli italiani, la ribellione perenne a uno Stato sempre visto come nemico, l’insofferenza per le norme, la solita combinazione di menefreghismo e furbizia. Il New York Times si chiede allibito se gli italiani sanno rispettare le regole. Stando alle cronache di questi giorni di eroismi e d’incoscienza, la risposta è no.

Per cominciare, ci sono quelli che hanno preso l’epidemia per una vacanza fuori programma. Come i due ragazzi di Parma, 20 e 25 anni, beccati dai carabinieri all’uscita della zona arancione, mentre andavano all’aeroporto di Bologna per un viaggio di piacere a Madrid: denunciati. Meglio ancora i due turisti bergamaschi sbarcati a Procida come se niente fosse e prontamente rispediti sulla terraferma. Altri hanno preferito la neve, almeno fino a ieri, quando il governo ha chiuso tutte le piste. In precedenza, c’erano situazioni paradossali come quella dell’Abetone: dal lato della provincia di Modena, arancione, poca gente; da quello della provincia di Pistoia, non arancione, lunghe file di sciatori con tanti saluti al metro di distanza. Fra gli allegri sportivi c’era, riferisce Il Tirreno, anche lo showman televisivo Mauro Corona: «La verità è che la gente si vuole divertire», e che sarà mai?

La terra dei cachi è anche quella dei cocktail. Tutti hanno visto i reportage dalle varie movide, almeno dove i bar non sono sottoposti al coprifuoco, i dehors stipati di gente al sole della domenica, le spiagge piene modello «fregarsene a Fregene». Segnalati nel week-end diversi rave party gremiti, uno a Firenze addirittura in piazza D’Azeglio, in pieno centro. A Roma la chiusura delle discoteche è stata bypassata inventandosi le cene-spettacolo, tutti a fare il trenino passandosi il virus. L’assessore regionale alla Sanità del Lazio, Alessio D’Amato, ha postato una foto dei locali strapieni a Ponte Milvio con lo slogan: «Nunsepofa». Il sindaco di Milano, Beppe Sala, si è rivolto su Facebook ai suoi amministrati più giovani e festaioli: «Ai ragazzi e alle ragazze: state in casa, se è il caso annoiatevi anche un po’». Quello di Rimini, Andrea Gnassi, si è indignato per le foto dei bar pieni e minaccia di chiudere tout court quelli che non rispetteranno le regole.

In effetti, per molti, anzi per troppi, sembra che stare a casa davanti a Netflix (non diciamo davanti a un libro perché potrebbe sembrare una provocazione) sia un sacrificio insostenibile. La grande fuga per tornare dalla Lombardia al Sud è stata grave; ancora di più, se chi rientra si comporta in maniera scriteriata. Tipo le due donne, nonna e nipote, che sono state denunciate ad Arena, provincia di Vibo Valentia: appena rientrate, erano andate a celebrare la Festa della donna in un locale. Poi ci sono i cattivi esempi. A San Michele Arcangelo a Ponte San Nicolò (Padova), riferisce Il Gazzettino, il parroco don Rino Pittarello continua a celebrare la messa, e dire che anche il Papa predica in streaming. Macché catacombe o clandestinità: «Il mio capo è Dio, non Conte», proclama il prete. Vittorio Sgarbi ha fatto quasi un milione di visualizzazioni con un video nel quale spiega che il virus non esiste, anzi è «il virus del buco del c…». Don Ferrante era altrettanto irresponsabile, ma almeno non così cafone. Quanto alla neosenatrice leghista Valeria Alessandrini, festeggia la vittoria alle suppletive dell’Umbria facendosi fotografare in mezzo a una ressa di sostenitori, iniziamo bene il mandato. Capolavoro a Settimana Ventura su Raidue, dove a parlare dell’epidemia hanno chiamato un astrologo. Titolo del contributo scientifico: «Coronavirus: cosa dicono le stelle». Le stelle non si sa, il consigliere d’amministrazione della Rai Riccardo Laganà, sì: «È tempo che più di qualcuno paghi il conto di tanta cialtroneria», figuriamoci. Sui social monta la campagna #iorestoacasa. Basterà? Il saggio Carlo Maria Cipolla diceva che gli italiani sono furbi ma poco intelligenti. Poi leggi del grande ritrovo di puffi a Ladernau, in Francia, tremila e 500 dementi dipinti di blu che strillavano: «Pufferemo il Coronavirus», e pensi che nessuno ha il monopolio della stupidità.

Alberto Mattioli – La Stampa

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